Il Designer

Paolo Martin

Paolo Martin

Paolo Martin nasce nel maggio 1943 a Torino. Ha iniziato la carriera di designer nel 1960 presso lo Studio Michelotti, lavorando oltre 5 anni a fianco del famoso carrozziere, imparando le tecniche relative al disegno e la costruzione di modelli e prototipi di automobili.

Dopo un anno alla Carrozzeria Bertone, dove realizza l’anteriore della Simca 1000 e gli interni della Alfa Romeo Montreal nel 1967 entra alla Pininfarina dirigendo il Centro Stile e Progetti, sotto la supervisione di Sergio Pininfarina e Renzo Carli.

I sei anni alla Pininfarina sono molto importanti per lui. E’ impegnato nella realizzazione di prototipi prestigiosi e nella costruzione di importanti auto di serie: la Dino Ferrari Berlinetta del 1968, la Peugeot 104, la Fiat Dino Parigi, la Sigma G.P., l’Alfa Romeo 33 Roadster, la Ferrari 512 Modulo, la Rolls-Royce Camargue, la Lancia Beta Montecarlo, la Fiat 130 Coupè, la BMC 1800, la Fiat Dino Ginevra e molte altre.

Lasciata la Pininfarina nel ’73, passa a dirigere il Centro Stile Ghia appartenente al Gruppo De Tomaso, dove realizza molti ciclomotori della gamma Benelli e le “mitiche” Moto Guzzi 850 Le Mans e 1000 California.

Dal ’76, come designer indipendente, collabora con numerosi marchi del settore automobilistico e motociclistico (BMW, Fiat, Nissan, Subaru, Piaggio, Gilera, ecc.) e si occupa del design di barche e oggetti di consumo

Paolo Martin è stato mio ospite in occasione del Beta Montecarlo Day, di seguito l’intervista che ci ha rilasciato

Fiorano, 28 Maggio 2006 – Beta Montecarlo Day

Andrea Ghilardi: Paolo, innanzitutto benvenuto a questo avvenimento che celebra i 30 anni della Beta Montecarlo.
Paolo Martin: Non mi devi ringraziare, anzi ringrazio sono io che ringrazio te per avermi invitato, ma soprattutto per avermi ricordato uno dei miei “peccati” di gioventù, dato che all’epoca avevo 23 anni e da poco ero in Pininfarina… si parla ormai di quasi 40 anni fa.

AG: 40 anni… si parla quindi del periodo fine ’60 inizi ’70 ?
MP: Si, infatti i primi bozzetti risalgono al 1969

AG: Parlaci di questa genesi…
PM: Beh, ci fu commissionato lo studio di una vettura che da subito chiamammo sport-giovane, lo studio di una vettura divertente da guidare, molto innovativa nel design, con il pregio di costare una cifra abbordabile per i giovani. Inizialmente il modello doveva prendere spunto dalle dimensioni e dalla meccanica della Fiat 128…

AG: Quindi addirittura con motore anteriore longitudinale
PM: Si, i primi bozzetti sono infatti delle coupé a motore anteriore, solo successivamente ci fu detto di montare un motore trasversale al posteriore.

AG: Una modifica direi sostanziale…
PM: Si, molto importante perché ci lasciava molto più liberi rispetto agli archetipi delle coupé dell’epoca.

AG: Mantenendo lo stile delle Lancia dell’epoca.
PM: No… facciamo attenzione, perché inizialmente l’auto doveva nascere come fiat…

AG: E poi come è diventata Lancia ?
PM: Beh, il passaggio è stato molto rapido, dal sabato sera al lunedì mattina. A tal proposito mi ricordo che oltre l’orario di ufficio si incontrarono Renzo Carli (direttore centro stile pininfarina n.d.r.), l’Avv. Agnelli e Sergio Pininfarina. Si riunirono intorno ad un primo prototipo. Presero dal magazzino una calandra di una vecchia Lancia, lo piegarono con i piedi e lo appoggiarono alla vettura. Ricordo che il Lunedì mattina fui chiamato dai colleghi a vedere la nuova Lancia giù in magazzino.

AG: Fu quindi una scelta dettata dal marketing ?
PM: Si, si voleva andare a coprire un segmento di cui Lancia non disponeva. Fu legato alla serie Beta su richiesta dell’Ing. Tufarello.

AG: Come hai vissuto la nascita della Montecarlo ?
PM: Diciamo che la Montecarlo non è legata a nessuna emozione in particolare. D’altra parte per un designer la realizzazione di un bozzetto significa cercare la soluzione ad un problema, quindi si è portati a dimenticarsi cosa stiamo disegnando, ricordando ovviamente quelli che sono le direttive del progetto.

AG: Come era lavorare in pininfarina all’epoca, il lavoro era una concertazione di gruppo oppure lavoravate singolarmente ?
PM: No, si lavorava singolarmente ad ogni nuovo progetto, il lavoro di squadra è un metodo molto più moderno.

AG: Cosa era Pininfarina, all’epoca ?
PM: Pininfarina all’epoca era la firma dell’auto italiana d’eccellenza, disponeva sia di risorse umane, sia di risorse economiche superiori agli altri. Ricordo che in quegli anni fù realizzata quella opera magnifica chiamata “galleria del vento”, sicuramente la prima in Italia, forse anche in Europa.

AG: Ritornando sulla Montecarlo, quindi è vero che è stata la prima vettura con un studio aerodinamico specifico in galleria.
PM: Si, grazie a questo ha un coefficiente di penetrazione molto buono. Per Pininfarina la Montecarlo è stata la prima vettura completamente progettata e assemblata nei propri stabilimenti.

AG: Ha anche conseguito un importante riconoscimento.
PM: Si, lo Style Awards 1976, come miglior linea tra le vetture in produzione.

AG: Una curiosità, ma perché tante varianti all’interno della solita serie, mi riferisco al cofano posteriore, a alcuni particolari interni, ecc..
PM: Mah, quelle che mi descrivi sono delle varianti disposte direttamente dall’ufficio tecnico in base alle esperienze di collaudo e in base alle esigenze di mercato. Di queste varianti solitamente non ne veniamo nemmeno informati.

AG: Hai partecipato al restyling della seconda serie ?
PM: No, all’epoca non lavoravo più in pininfarina

AG: Come lo giudichi ?
PM: Le varianti sono poche e sostanzialmente la vettura è la stessa. Vedo più un aggiornamento che un vero e proprio restyling. Lo stesso vale per le scorpion, un adattamento al mercato americano che inevitabilmente ne alterava le linee.

il sito di Paolo Martin: http://www.paolomartindesigner.com/

Bozzetti (direttamente dagli archivi del designer)

 

 

 

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