La Lancia Beta Montecarlo è una delle prime vetture costruite dal marchio Torinese sotto la guida della nuova proprietà FIAT.
Il progetto originale nasce verso la fine degli anni ’60, spinto dalla necessità di costruire una nuova sportiva per sostituire la Fiat 850. La FIAT incarica quindi Pininfarina e Bertone di studiare una vettura sportiva a motore posteriore, indirizzata ad un pubblico giovane e dinamico. Dopo pochi mesi vengono presentati dai designer i progetti, che internamente vengono codificati come X1/8 e X1/9.
La X1/9, di Bertone, piace fin da subito a Gianni Agnelli che vede un prototipo quasi per caso durante una visita negli stabilimenti di Grugliasco, in tempi brevi viene sviluppata e prodotta con motori di cilindrata ridotta (1.3 litri). Il progetto X1/8 di Pininfarina invece viene momentaneamente scartato e accantonato.

Nel 1972 la sfortunata X1/8 viene riconsiderata e ricodificata con la sigla x1/20 e vengono allestiti 2 prototipi marchiati FIAT.
Si racconta che una sera ad uno dei due prototipi venne applicata la mascherina di una Beta Berlina, sagomata alla meglio con i piedi, e da quel momento il progetto è divenuto Lancia. Due anni più tardi la macchina era pronta per il debutto, previsto inizialmente per il salone dell’automobile di Torino, ma a causa di imprevisti venne presentata al salone di Ginevra dell’anno successivo, nel 1975.

Il nome “Montecarlo” viene attribuito per ricordare e celebrare la passione Lancia per i Rally.

I Prototipi

Il primo prototipo x1/8 è stato costruito nel Luglio 1970. Da notare la presenza del meccanismo alza fari, montato poi sul modello Scorpion destinato al mercato Americano. Pochi mesi dopo viene realizzato il prototipo numero uno, presentato il 20 Gennaio 1971. Da notare il cofano motore piatto (che fa pensare ad un posizionamento diverso della ruota di scorta).

Due anni dopo, precisamente il 21 Luglio 1972 viene presentato il primo prototipo della x1/20, nuovo nome di progetto, che presenta le caratteristiche parti in plastica nera. Le linee però non sono ancora quelle tese del modello finale. L’ultimo prototipo è datato primo giugno del 1973. Questo è il primo della serie con il tettuccio apribile e interamente ripiegabile all’interno dello spoiler del tettuccio.

Il primo maggio del 1974 il progetto è stato finalmente giudicato finito e pronto per il lancio. Nella versione definitiva vengono montati i particolari cerchi in lega, poi utilizzati per la produzione della sola prima serie.

Il Design

In Pininfarina lo sviluppo della vettura viene affidato al giovane designer torinese Paolo Martin, che già vantava prestigiose creazioni come la Dino 206 e la Ferrari Modulo. Paolo Martin è stato ospite del Beta Montecarlo Day del 2005 durante il quale ha rilasciato questa intervista.

Gli interni sono stati disegnati da Piero Stroppa, altro giovane designer del Centro Stile Pininfarina.

Abarth SE030

Nel 1974 la Abarth schiera per il Giro Automobilistico d’Italia la Abarth SE030, allestita su un telaio x1/20 e dotata del motore 6 cilindri derivato dalla Fiat 130 3200 cc portato a 3500 cc che sviluppa 285 CV. L’equipaggio iscritto è composto da Giorgio Pianta e Christine Becker e con il numero di gara 527 giunge al traguardo al secondo posto assoluto dietro la Lancia Stratos del francese Jean-Claude Andruet. Nonostante l’ottimo risultato la vettura non partecipò ad altre competizioni.